Cultura2016-12-01T21:51:03+00:00

LA STORIA

Apice centro storico è un caratteristico borgo su uno sperone collinare a circa 15km. dal capoluogo.

Lo storico beneventano Alfonzo Meomartini ipotizzò che il nome Apice derivasse da Marco Apicio, console romano chiamato dal senato a ripartire alcune terre del Sannio.

Altri cenni fanno risalire il nome a popolazioni antiche come gli Opici o Japigi.

Il castello dell’Ettore che domina la valle dei fiumi, Calore, Ufita, Miscano e il vallone S.Andrea e l’antico abitato di Apice, dove l’intero assetto viario risulta convergente ed allineato ad esso.

Il Castello Normanno, costruito nell’ottavo secolo, era dotato di quattro torri a pianta decagonale, (attualmente ne rimangono solo due) dalle quali partivano sotterranei e gallerie, sbocco di fuga in caso di assedio.

Il Castello nel corso degli anni ha subito diverse ristrutturazioni, tant’è che oggi si presenta in ottimo stato di conservazione.

Attualmente è esposizione di reperti archeologici, di museo d’arte contemporanea e contadina e di varie attività culturali: di meeting e sale ristoro.

Poco distante dal centro storico in località S.Lucia, si trovano i resti del convento di San Francesco, fatto costruire dallo stesso Santo nel 1222 e poi distrutto dal terremoto 1546.

Si narra che durante la costruzione i frati non riuscendo a spostare un macigno, chiesero aiuto al Santo che con solo tre dita lo sollevò lasciandovi le impronte da cui sgorgò acqua.

Ancora oggi si ammira la “Fonte Miracolosa” ; ma il simbolo della religiosità apicese è certamente il convento di S.Antonio, edificato nel 1530 da padre Ludovico da Fossombrone divenuto beato.

La chiesa a due navate ha l’altare maggiore interamente in legno con al centro una tela raffigurante San Francesco nell’atto di ricevere le stimmate.

Sull’altare minore della navata destra c’è la tela di S.Antonio che ventiduenne, sbarcato a Palermo, in precarie condizioni di salute, si fermò presso il castello di Apice il cui Signore era il conte Maletta.

E qui la tela raffigurante il Santo, fu conservata nella cappella gentilizia dedicata a San Marco e successivamente donata ai Padri Cappuccini che ancora oggi abitano il convento, meta di pellegrini, soprattutto in occosione della tradizionale tredicina di S. Antonio che si svolge nel mese di giugno.

A circa tre chilometri da Apice, in località Morroni, ci sono i resti del ponte Appiano chiamato comunemente “ponte rotto” che anticamente sovrastava il fiume Calore e che come arteria della via Appia collegava Roma a Brindisi.

Esso fu costruito subito dopo la fine delle tre guerre Sannitiche, quando i Romani risultarono vincitori sui Sanniti.

In origine era lungo 150 metri e formato da nove arcate; ma oggi ne resta solo la parte centrale.

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